Omar Artan è atterrato a Miami con i documenti in regola, il visto pronto e un sogno in procinto di realizzarsi: premiato come miglior arbitro africano nel 2025, sarebbe diventato il primo somalo della storia a dirigere una partita dei Mondiali di calcio.

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Omar Artan è arrivato a Miami con tutti i documenti in regola e il sogno di diventare il primo arbitro somalo a dirigere una partita dei Mondiali. Tuttavia, le sue aspirazioni si sono scontrate con le politiche di frontiera statunitensi, che hanno negato il suo ingresso nel Paese. Artan, accolto come un eroe al ritorno in Somalia, ha dichiarato: «Credo abbiano un problema col mio Paese». Andrew Giuliani, direttore della White House Task Force, ha confermato che l’arbitro non è stato ammesso per «una valida ragione» e ha sottolineato l’importanza di impedire l’ingresso di soggetti pericolosi.

Politiche di accesso e esclusione

Le settimane che precedono l’inizio dei Mondiali sono caratterizzate da polemiche riguardanti l’accesso al torneo. Con quattro nazioni, tra cui Iran e Senegal, soggette a divieti d’ingresso, la manifestazione rischia di diventare una delle più esclusive della storia. I giocatori iraniani, ad esempio, dovranno allenarsi in Messico dopo ogni partita. Inoltre, numerosi giornalisti, soprattutto da Iran e Africa, non hanno ricevuto i visti necessari per seguire l’evento. Le misure di controllo sono diventate così severe che un giocatore iracheno è stato interrogato per sette ore all’arrivo negli Stati Uniti. Le promesse fatte da Donald Trump nel 2018 riguardo all’accesso per tutti gli atleti sembrano ormai dimenticate, con molti tifosi che affrontano difficoltà simili. La FIFA si trova in una posizione difficile, incapace di intervenire su politiche che fanno parte del programma di Trump, mentre il clima di esclusione minaccia di offuscare la festa dei Mondiali.

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